Jovanotti: “Il tour negli stadi è un punto di arrivo”

di Fabio Morasca Commenta

In un’intervista rilasciata a La Stampa, Jovanotti ha condiviso una serie di dichiarazioni riguardo la sua attività negli ultimi anni come cantautore e performer dal vivo. Si comincia proprio dal tour negli stadi, un traguardo per ogni grande artista che si rispetti e a riguardo, Jovanotti si è espresso così: “Fare un tour negli stadi è il punto di arrivo per chi, come me, fa musica pop. E’ come dire a un regista: ecco, puoi fare un kolossal, fai Ben Hur. Mi stimolerebbe molto.”

Riguardo alla riproposizione dal vivo del suo ultimo disco, Ora, il doppio album da cui sono stati estratti i singoli, Tutto l’amore che ho, Le tasche piene di sassi e Il più grande spettacolo dopo il big bang, Lorenzo ha dichiarato:

In questo disco sono andato a cercare la canzone perfetta, perché in quella forma c’è tutto, e quindi anche il concerto. Una grande canzone, dal vivo, nel juke-box, alla radio, manterrà intatta la sua potenza, come se avesse un DNA indistruttibile. Ecco, in questo periodo della mia vita cercare il DNA della canzone moderna è la cosa che più mi interessa.

Davanti alle accuse di essere un buonista che scrive solo canzoni d’amore, Jovanotti non si scompone più di tanto:

Mi accusano di buonismo. Ma le canzoni non nascono mai dal pensiero, nascono da un’attitudine, da un atteggiamento di vita. Non sono una macchina da consenso. Usiamo parole misteriose, sono uno che fa qualcosa che gli è congeniale che nella vita è un privilegio ma per un artista è un gran dovere.

Jovanotti dedica un pensiero anche ai suoi inizi:

A un certo punto, molto presto, ho avuto la percezione che il gioco potesse diventare grande. Sentivo di avere il tocco, il tocco del nuovo, in un mondo che erà già nuovo, la Milano degli anni ottanta, sentivo di essere il valore aggiunto. Mi capita ancora. Non è presunzione, è una sensazione infantile, molto infantile.

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