Piccola storia della musica elettronica, II Parte

di Redazione Commenta

Proseguiamo nel nostro piccolo viaggio sulla storia della musica elettronica. Ci eravamo lasciati con il concretismo francese al quale si oppone il razionalismo tedesco.

Questo si sviluppa nello studio radiofonico e nella successiva Scuola per la musica elettronica di Colonia(1951), e si basa sull’idea del suo maggiore protagonista, Karehinz Stockhausen, per il quale bisognava abbandonare i suoni strumentali preformati, comporre di volta in volta i suoni necessari per una determinata composizione, e collegarli artificialmente in accordo con la legge formale di una particolare composizione.

Negli anni Sessanta, dopo le grandi esperienze di Colonia e Parigi, il fenomeno elettronico incomincia ad espandersi in tutta Europa e non solo come linguaggio di rottura; le sue vibrazioni iniziano a contagiare gli Stati Uniti che nei loro avanzati laboratori di seconda generazione incrementano lo sviluppo tecnologico con la nascita del synth e del sequencer.

Con gli anni Settanta la musica elettronica si converte alla musica globale, esce da una forzata dimensione d’intellettualismo grazie alle geniali intuizioni dei Kraftwerk. Si tratta del gruppo musicale tedesco che ha dato il via alla musica elettronica contemporanea e agli innumerevoli sottogeneri che ad essa fanno capo.

 

Negli anni Ottanta la musica elettronica contagia tutti i generi (basta pensare al synthpop dei Depeche Mode), le tecnologie e il PC la potenziano, negli anni Novanta diventa fenomeno di massa e, nei concerti, alle chitarre spesso si sostituiscono le consolle dei dj. Da quel momento ad oggi si sono imposti sulla scena musicale veri artisti del beat elettronico che ne hanno frammentato vertiginosamente lo scenario, si va dal trip hop dei Massive Attack, Portishead, Bjork al downbeat dei Royksopp, dalla drum’n’bass di Roni Size all’electroclash dei Justice, dalla techno dei Daft Punk alla dance dei Chemical Brothers che travolgono i confini dei club per trasformarsi in evento di massa.

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Chemical Brothers  – Hey Boy Hey Girl

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