“Democratica Violenza” è il nuovo singolo di Lucariello

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Lo aspettavano in molti questo disco. Finalmente, è uscito. C’è di più, ad accompagnare la realease ufficiale di CMNF8, nuovo album di Lucariello, arriva il primo singolo con video. Si tratta di “Democratica Violenza”: il brano è di quelli che non si pregiano di virtuosismi e giri di parole per rappresentare una realtà comune a tutti. La canzone è infatti chiara, diretta. Non potrebbe essere altrimenti per un mc di razza pura come il napoletano, che in questo ‘episodio’ è intento ad indagare sul tema delle violenze di Stato.  Dopo aver posto per anni l’attenzione su fatti di rara violenza che hanno riempito le pagine di cronaca dei giornali italiani (quali ad esempio i casi CucchiUvaAldrovandi) Lucariello mette il nero sul bianco.
Il video, in esclusiva per ROLLING STONE,  è un ottimo ensemble tra immagini crude e brutali che si sposano con le rime di Luca Caiazzo, meglio noto come Lucariello, napoletano classe ’77 che calca le scene da un ventennio.

Archiviata l’esperienza con l’etichetta Sugar per la pubblicazione dell’elle pi “I nuovi mille”, il rapper di “Cappotto di legno” (ispirato alla vicenda dell’autore di Gomorra, Roberto Saviano) ha deciso di sposare il progetto propostogli da una nuova label indipendente,  la Vezuvio Records. Ne viene fuori un disco Rap, multiforme, libero e consapevole che in questo tempo che passa veloce si ha bisogno di alcuni luminari della rima per fare chiarezza.

“Uso la musica per liberarmi” è l’acrostisco che si nasconde nel testo della title-track che racchiude tutto il significato di questo album. L’operazione insita in CMNF8 è, in fondo, cristallina. Lucariello accantona Paure, giudizi e clichet, anteponendo ad essi il proprio spirito e la propria identità. Più facile a dirsi che a farsi? Probabile. Di certo non per il Nostro, però.

“Democratica violenza” è il primo estratto di un album profondo, sotterraneo. Un album che si configura come l’ennesimo step in avanti nella carriera di Lucariello. Si tratta di una discesa nei vicoli della sua musica, che assomiglia ad una discesa nei vicoli della sua vita e della sua Napoli.

Quando esce un album gli aficionados dell’artista fanno molta attenzione al suo substrato musicale e lessicale, provando a rintracciarne le peculiarità e l’evoluzione. Sarà per la lunga gestazione o per quella cosa che al bar chiamano ‘maturità’, ma qui di evoluzione ce ne è tanta. Lo si evince da un ascolto di rime autobiografiche, capaci di narrare una realtà che va messa sotto la lente di ingrandimento per far si che non metta paura ai più giovani. Lo si evince, inoltre, dalla saggezza con la quale si tracciano le mappe del quotidiano.

E poi, visto che l’occhio vuole la sua parte, lo si evince dalla copertina dell’album: armonia geometrica al servizio dei concetti.

Lucariello non è solo in questo viaggio. Al microfono lo accompagnano alcuni mc che hanno reso grande Napoli, una delle capitali del rap in Italia: dai veterani Ekspo e Ale Zin (membri del gruppo Sangue Mostro) a pesi massimi quali Dope One O’Iank dei Fuossera, passando per Tripla, Barraco e per la cantante Federica Ottombrino

Il suono, anch’esso ‘made in Napoli’, è affidato a Oxroc, Breakstarr, Sonakine e Nazo, nonché da Cristiano Fini e Daniele Chessa.

Il risultato è un album di quattordici tracce intense. Tutte, o quasi, sono in lingua napoletana. Ad esse si aggiungono 8 bonus track, che contemplano versioni speciali di alcuni brani ricantati in italiano. Per questo surplus, però, ci sarà da aspettare un pò: sarà un regalo, l’ennesimo, che Lucariello vuole fare ai suoi fan più affezionati.

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