10 domande per Raiz

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In esclusiva per Musickr Raiz racconta il nuovo album degli Almamegretta e il lungo viaggio che lo ha portato a questa reunion.

L’appuntamento è per il 28 maggio, giorno di uscita di Controra, il nuovo album degli Almamegretta, che vede la band riunita nella formazione originale dopo 10 anni durante i quali ognuno di loro ha percorso strade alternative e fatto le sue esperienze.

Adesso sono di nuovo insieme e da questa reunion ne è nato un album nuovo che si inserisce nella tradizione degli Almamegretta ma che racchiude anche quanto di diverso hanno portato questi dieci anni. Cosa è, quindi, Controra?

Ritorno al passato o un primo passo verso il futuro? Cosa c’è di nuovo in Controra e quanto, invece, è il risultato delle precedenti esperienze?

Lo abbiamo chiesto direttamente a Raiz, front man e cantante degli Almamegretta: 10 domande e 10 risposte per conoscere e capire Controra e gli Almamegretta.

10 domande per Raiz

Dieci anni senza gli Almamegretta, e adesso di nuovo nella band. Dieci anni di cambiamenti per tutti voi: la morte di D.RaD, la tua conversione religiosa, tre dischi da solista, tante collaborazioni interessanti e nuove sonorità. Quanto dei tuoi ultimi dieci anni troveremo in questo nuovo disco?

Innanzitutto la bellissima sensazione di ritrovarsi in famiglia: con gli Almamegretta ho costruito prima di un sodalizio musicale un grande rapporto di amicizia e scambio umano. La voglia di fare un disco nuovo insieme nasce proprio da questo volersi ritrovare e ciò che sembrava impossibile dopo la morte di uno di noi, anche nel ricordo del suo indimenticabile contributo, oggi diventa realizzabile.

Della mia esperienza da solista ho portato una tensione ancora più accentuata verso il Mediterraneo; della mia spiritualità più consapevolezza nei testi sebbene per un osservatore attento la potesse vedere anche prima ( “En-Sof” o “Ilah Shadday” nei dischi Alma e da solista sono un esempio eloquente )… la differenza è che solo adesso è ufficiale e riconosciuta malgrado  appartenga a me e alle mie radici da sempre. Il sound è quello classico Alma, oggi è forse solo più song oriented.

Portiamoci ancora più lontani nel passato, ai tempi di Figli di Annibale. Cosa hai conservato di quei tempi, e cosa invece è rimasto indietro?

Sicuramente sostenere sempre e comunque l’antirazzismo, l’antisessismo ed ogni forma di discriminazione culturale: abbiamo per fortuna lasciato indietro molta retorica e l’atteggiamento barricadero che contraddistingueva molti gruppi dell’inizio dei ’90, sebbene non ne fossimo troppo affetti rispetto ad altri.

“Mamma non lo sa” è un pezzo che, come per “Il Ragazzo della Via Gluck”, presenta il travagliato conflitto tra modernità e tradizione, tra le bugie della prima e le certezze della seconda. Come vi siete trovati a presentare questo pezzo al festival di Sanremo, dove l’amore viscerale per tradizione è sempre stato il suo punto di forza e allo stesso tempo di debolezza? 

A noi della tradizione ci interessa la capacità di trasmissione di etica e valori umani molto profondi; pratiche che probabilmente che hanno perso la loro ragione di essere per obsolescenza – la festa del raccolto ad esempio che senso “popolare” ha oggi in un paese quasi del tutto privo di lavoro agricolo – ma che conservano un senso se viste come punti di partenza per rieducarsi in quanto esseri umani.

La tradizione presentata a Sanremo è spesso il tentativo di piacere senza troppo creare shock… qualcosa di molto lontano da quello che cerchiamo di fare noi e sia detto senza snobismo.

Sempre parlando di tradizione, quando ho sentito il titolo del vostro ultimo singolo, “La Cina È Vicina”, ho subito pensato a un pezzo dai forti contenuti socioeconomici, su un paese che ha trovato una fioritura di mercato proprio nell’abbandono della propria storia. Invece sembrerebbe un pezzo sull’integrazione sociale, scevra dai concetti di razza e nazione. È un’interpretazione corretta?

È una canzonetta molto semplice che però si presta a diversi livelli interpretativi. Sotto la storia d’amore impossibile tra due persone appartenenti a comunità molto distanti per valori e cultura, c’è l’esortazione a fare sempre del proprio meglio – e anche un po’ di più – per conseguire le proprie ambizioni… se pure non si riesce a raggiungere in pieno l’obiettivo, ne sarà valsa comunque la pena!

Controra è un termine delizioso, che designa le ore del primo pomeriggio, dove il tempo si dilata e i nostri pensieri si dotano di una creatività particolare. Un meccanismo in genere spontaneo, che arriva nei sonnecchiamenti del dopopranzo (non sono campano, per cui corregimi se sbaglio). Ma in un epoca fatta di pause pranzo inferiori all’ora  dove il massimo che fai è guardare un tg e una replica dei Simpson, quanto è impegnativo vivere la propria controra in maniera creativa?

Il concetto di controra in questo album è dilatato, si espande e ricopre tutto il tempo al di fuori del lavoro: esattamente dove l’anima si eleva. Ciò che distingue uno schiavo ed un uomo libero è il dominio del tempo, il possesso del proprio calendario: troppo spesso ce ne dimentichiamo, perdendo umanità e inseguendo chimere.

C’è un lato di te che, nonostante la tua versatilità, emerge un po’ di meno. È un lato che ho avuto modo di apprezzare al Primo Maggio dello scorso anno, quando hai cantato “Kashmir” dei Led Zeppelin (e non si tratta certo del primo episodio in questo senso). Non ti sei mai soffermato molto sul mondo del rock e del blues, pur dimostrando un certo apprezzamento. Avremo modo di rivederti in questa veste in un prossimo futuro?

Io dico sempre che sono un cantante di blues… c’è musica più “blue” della canzone mediterranea? Scherzi a parte, sono cresciuto anche con questa musica, conosco Wilson Pickett come i Who o gli Zeppelin. Chissà che un giorno non mi cimenti in qualcosa di più r’n’r in senso stretto!

Domanda ‘ruffiana’. Tutti vogliono lavorare con Raiz. Di recente anche molti artisti hip hop si sono lasciati affascinare dalla tua voce e dal tuo carisma. E Raiz? Con chi vorrebbe lavorare?

Dopo un palmares di tutto rispetto, mi vorrei dedicare agli Alma e portare il nostro sound fuori dall’Italia.

Parlando dei tuoi prossimi progetti, il ritorno con gli Almamegretta è qualcosa che ti terrà impegnato a lungo o prevedi di continuare a muoverti in solitaria, come hai fatto in questi ultimi dieci anni?

Ci muoveremo con rapporto aperto: ognuno continuerà i singoli progetti e poi ci riuniremo sotto questo nome che credo resterà tale da oggi in poi solo nella formazione originale, ovvero a partire da me, Gennaro T e PierPaolo Polcari.

Cosa rappresenta Napoli nella tua vita di uomo e in quella di artista?

Una grande madre mediterranea, ti dà tutto ma può anche toglierti molte energie: imprescindibile comunque però!

Dove immagina di essere (e vivere), invece, Gennaro della Volpe tra dieci anni?

Chissà? Forse sempre nel Mediterraneo ma decisamente più a est: ho una famiglia dalle radici molto estese.

A cura di Valeria Medori, Giampiero Amodeo e Joe Cereali 

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