Se n’è andato l’architetto

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Se n’è andato una altro pezzo dei Doors. Ray Manzarek, il componente della band che ha sempre amato definirsi l’architetto dei Doors, se n’è andato poche ore fa. L’annuncio è apparso sulla pagina Facebook dei Doors.

Aveva 74 anni e da tempo lottava contro il cancro. Si è spento nella notte in Germania, alla RoMed Clinic di Rosenheim, circondato dall’affetto della sua famiglia.

Ray Manzarek era una leggenda del rock. Se i Doors sono stati i Doors e se in soli 8 anni di carriera sono riusciti a dare un nuovo corso alla musica mondiale lo si deve anche a lui, all’uomo che permise ad una band di suonare senza basso.

Classe 1939, originario di Chigaco, la sua carriera nella musica inizia quando lui è ancora un bambino. Inizia a suonare il pianoforte a 7 anni e a scuola forma la sua prima band musicale con i fratelli Jim e Rick. Sono un gruppo unito che ha anche un buon successo, ma per lui deve ancora arrivare il grande momento.

E passeranno solo pochi anni perché quel momento possa arrivare.

1965, Los Angeles. Una data e un luogo indimenticabili che segnano la nascita dei Doors con l‘incontro tra Ray Manzarek e Jim Morrison. Ray alle tastiere e Jim alla voce; poi arrivano poi il chitarrista Robbie Krieger e il batterista John Densmore. Tutto quello che accadde poi lo si conosce, è la leggenda dei Doors.

Una leggenda costruita proprio grazie all’apporto fondamentale di Ray Manzarek, lui ha permesso ai Doors di essere diversi dagli altri perché è lui che ha dato quel tocco di psichedelia e di poesia che ha reso la band di Los Angeles quella che oggi conosciamo. Suona l’organo Manzarek, un Vox, e sopra all’organo un piano elettrico che utilizza per le linee di basso.

E su quell’accompagnamento musicale Jim può dare sfogo al suo folle genio romantico e grazie alla grande conoscenza della musica di Ray i Doors potranno spingersi oltre ogni limite, confrontandosi con i più disparati generi che Ray sapeva, ogni volta, adattare in modo originale e personale alla voce di Jim e alla personalità che lui aveva scelto di dare alla sua band.

 

 

 

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