
Ormai è ovunque. Quel prezzemolino di Thom Yorke non la smette di darsi da fare e di far parlare di sé. L’ultima sua fatica musicale è ormai sulla bocca di tutti, dopo il disco con la sua nuova band adesso si dà agli show.

Ormai è ovunque. Quel prezzemolino di Thom Yorke non la smette di darsi da fare e di far parlare di sé. L’ultima sua fatica musicale è ormai sulla bocca di tutti, dopo il disco con la sua nuova band adesso si dà agli show.

Menomale. Giorni fa, alla notizia che il repertorio dei The White Stripes sarebbe stato rivisitato in versione ninna nanna si è temuto il peggio: la band sonnecchia da un bel po’ ormai. Ma per fortuna esistono gli anniversari, una tendenza parecchio di moda in questi ultimi tempi.

È il più atteso dell’anno. Complice un manierismo jazz, una profondità testuale da vero cantatore e una modalità elettronica e post-dubstep che lo rende oltremodo contemporaneo James Blake è l’uomo del momento. Il suo secondo album è uscito ieri.

Un poeta? A giudicare dalla sua Io confesso, che ha segnato il suo ritorno sulle scene, Mauro Ermanno Giovanardi è capace di accordarsi ad un concetto d’arte che supera la canzone. Certo, non sono tutte rose e fiori e ci vuole un po’ di diplomazia: per partecipare a quel Sanremo è stato costretto a far finta di riesumare la sua vecchia band, i La Crus, altrimenti addio gara nella sezione Big. Ma se pure prossimo, questo è ormai passato.

Era ora. Il pubblico italiano li acclama dagli esordi e loro hanno marinato quasi tutte le occasioni di accontentarlo. Questa volta non scappano: il 2 luglio suoneranno finalmente a Milano i Fat Freddy’s Drop.

Bizzarra sta storia. La vicenda dei Motel Connection non è singolare ma segue, invece, la traiettoria che è stata anche dei Bluebeaters di Giuliano Palma: progetti nati per divertirsi durante le soste delle band di appartenenza e divenuti un occupazione quasi a tempo pieno.

Chi può dimenticarli? Sono una delle band migliori di tutti i tempi forse, di sicuro la più bizzarra. Hanno infarcito il punk di funk e futurismi, vestendo in tute spaziali e usando un vaso come copricapo, comunicando con gli alieni a furia di energia rock’n’roll. Sono i Devo.

Bella mossa. Ormai si sa quasi tutto sul nuovo album dei Daft Punk. La band electro ha difatti firmato un contratto con la Columbia Records, sotto il dominio del gruppo Sony Music. Ebbene pare che la scuderia discografica, fresca di accordo con il duo parigino, abbia già registrato a nome dei Duft Punk tredici brani, al momento lasciati ancora senza titolo.

Le piace espatriare. O forse sarebbe meglio dire, anzi affermare fermamente, che anche all’estero le vogliono un gran bene. Comunque sia corretto apprezzare la cosa, pare che Laura Pausini sia gettonatissima oltre i confini italiani.

Saranno sogni d’oro? Più facile che siano riposini un po’ più rock del normale. Adesso tocca alle canzoni degli White Stripes diventare ninne nanne. La compilation Lullaby Renditions of the White Stripes seguirà, infatti, a quella intitolata Lullaby Renditions of Blur, ovvero la rivisitazione in chiave “soporifera” di alcuni pezzi di Damon Albarn e soci che per prima è stata lanciata sul mercato britannico dall’etichetta americana.

È un monello. Come si potrebbe definire altrimenti Justin Bieber? Basti pensare che porta sempre con sé una scimmia; si chiama Mally ed è stata sequestrata lo scorso giovedì dalle autorità aeroportuali di Monaco di Baviera perché il cantante aveva cercato di introdurla illegalmente in Germania.

Il silenzio si è rotto. Ma, comunque, i Garbage, sebbene abbiano ripreso a fare dischi, mancano dagli scaffali dei negozi di dischi dal 2005. Nulla in confronto alla pausa lunghissima che si erano presi, certo, però è un po’ che non si rifanno vivi.
Ebbene, pare che il silenzio si stia nuovamente per interrompere. Nei loro progetti c’è un album imminente.

Adesso, come non mai, ‘Tutto il resto è noia’. Neanche ventiquattro ore dopo la scomparsa di Enzo Jannacci, l’Italia della musica piange un altro eroe. Ci ha lasciati (anche) Franco Califano, a 74 anni, nella sua abitazione di Acilia.
La vita di Califano? Un mix di pericolo e passione. Nato su un aeroplano, nel cielo della Libia, il ‘Califfo’, ha vissuto da sempre a Roma e per celebrare Roma. Cantava di donne e borgate, con un ‘fare poetico’ proprio di coloro che hanno avuto una vita sofferta. In qualche modo, Franco Califano era un dandy del nostro tempo. Un artista singolare, uguale a nessuno. Talvolta neanche a sé stesso. Lo si evince dal modo con il quale componeva i grandi successi destinati ad altri cantanti di spessore: parliamo di Minuetto, scritta per Mia Martini, di E la chiamano estate per Bruno Martino e di Un grande amore e niente più. Con questo brano Peppino Di Capri vincerà Sanremo nel 1974.
Franco Califano era un poeta, oltre ad essere un cantautore. Un poeta con la fama, guadagnata ‘sul campo’, del latin lover. Il Califfo non ha mai fatto mistero di essere stato con migliaia di donne. Uno degli eccessi dei suoi 74 anni di vita, costernati da episodi legati alla criminalità, all’utilizzo di alcool e droghe, alla frequentazione di night e piano bar durante le infinite notti romane.
Oltre a ‘Tutto il resto è noia’, Califano ha scritto canzon indimenticabili quali ‘La mia libertà’, ‘Io nun piango’, ‘Cesira’, ‘Avventura con un travestito’, ‘Pasquale l’infermiere’. Brani pieni di vita, spesso autobiografici, destinati a diventare la colonna sonora degli italiani nelle estati di qualche anno fa.
Califano non si era mai fermato. Era ancora in attività artistica. L’ultimo spettacolo risale allo scorso 18 marzo al Sistina di Roma. Stava per far partire un mini-tour ed aveva ancora voglia di vivere. Invece, all’improvviso, se ne andato un giorno prima di Pasqua.
Il suo amico Fiorello, nel ricordarlo, ha rimembrato una confessione che gli fece il Califfo ai tempi di ‘Stasera pago io’: “Voleva sulla lapide una sola frase: non escludo il ritorno. E spero che i familiari lo facciano davvero”.
Aveva 77 anni. Era malato da molto tempo, e tutti erano più o meno in attesa che arrivasse la terribile notizia. E la notizia della morte di Enzo Jannacci è arrivata ieri nella tarda notte.
Il cantante chirurgo si è spento durante la notte a Milano, la sua città natale, la città che lo ha visto nascere come uomo, come professionista e come artista.
