In memoria di Chester Bennington, così caro a noi e così caro agli dei

di Nekromantik Commenta

Il 20 luglio 2017 ci lasciava per sempre Chester Bennington. Voce di una nuova generazione, speranza per la scena alternative, autorevolezza nel nu metal e artista capace di cambiare contenitore mantenendo quell’attitudine viscerale e quasi romantica, dannatamente forte e convincente.

Con i Linkin Park aveva dominato la scena a partire dai primi 2000, quando le più grandi band avevano già dato. Per questo si parla di speranza: quando il mondo intero soffocava nell’horror vacui, quel vortice tremendo di insicurezza e smarrimento, arrivarono loro e tutti ritrovammo la calma. Una calma nervosa, certo, dal momento che la voce di Chester Bennington riusciva ad ammaliarci e a distruggerci.

In The End è di sicuro il brano simbolo di una generazione disorientata: cupa e profonda nella strofa e nello special, distruttiva e tagliente nel ritornello e, ancora una volta, nello special. Chester era così: delicato e indifeso nei segmenti più profondi, devastante e definitivo quando c’era da alzare la voce. Parliamo di From The InsideBreaking The HabitNumb, se vogliamo considerare gli esempi più intimi, ma quando Chester ci dava dentro era in grado di schiaffeggiare chiunque con Faint, Given Up e tutto ciò che era distorsione e scream.

Il 20 luglio 2017 il suo corpo fu ritrovato impiccato nella sua residenza di Palos Verdes Estates, in California. Chester aveva perso la sua battaglia contro la depressione e aveva speso la sua intera esistenza a mostrarci quella parte di sé che gridava a squarciagola in tutti i suoi brani. La storia di Chester Bennington è un racconto sul dolore, qualcosa che lo divorava ogni giorno di più e dal quale tentava di liberarsi vomitandolo sul microfono, ora dall’alto di un palco e ora dall’intimità di uno studio.

Due mesi prima aveva dato l’estremo saluto all’amico e collega Chris Cornell, frontman dei Soundgarden e degli Audioslave nonché voce di una generazione precedente, quella cresciuta con il sound di Seattle. Chris Cornell, quello di Black Hole Sun, si era tolto la vita.

Oggi, probabilmente, a 3 anni dalla morte di Chester Bennington ci sentiamo ancora tutti in colpa e probabilmente qualche responsabilità la abbiamo. Non importa: sentirsi in colpa per Chester Bennington significa ricordarlo, e questa è cosa buona e giusta.

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