iTunes compie 10 anni, e la polizia chiude 27 siti di streaming musicale illegali

di Redazione Commenta

Sarà sicuramente un caso, ma Apple oggi festeggia i 10 anni di uno dei suoi prodotti più futuristici nonché la diminuzione della concorrenza. Il Juke Box di Apple fa il compleanno, spegnendo dieci candeline nell’anno in cui Spotify, servizio appena nato ma molto competitivo di streaming musicale, si configura come un’insidia per il futuro. 

A proposito di streaming musicale, ventisette indirizzi web sono stati oscurati oggi dal compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma. Un bel regalo per Tim Cook e soci? Probabile.

Il mondo della musica sotto sequestro

I server interessati e posti sotto sequestro si trovavano in Australia, Stati Uniti, Cina, Russia, Moldavia, Romania, Olanda, Svizzera, Francia, India, Svizzera e Germania.

Si tratta pertanto di un sequestro dalle dimensioni enormi. Uno dei più preponderanti a livello mondiale, il primo nella storia d’Europa in quanto a dimensioni. Il fenomeno del donwload illegale è nel mirino degli inquirenti ormai dai tempi di Napster. Sembra la preistoria. Qualcuno scherzosamente la chiama la “Napspreistoria”. Posto che Megavideo e Megaupload erano i giganti da sconfiggere, quello di oggi non è certo un sequestro di pesci piccoli nella rete.

Il regalo per iTunes

Dal tribunale all’iTunes Store, il passo è breve. Il servizio creato dal compianto Steve Jobs fu una vera e propria rivoluzione digitale. L’inizio lo ricordano in pochi: il sistema si basava sul software SoundJam MP, un’applicazione commerciale molto diffusa sui Mac, nata per organizzare e gestire la musica in formato MP3. Nel 2004, poi, la rivoluzione: la geniale idea di vendere gli mp3, che a poco a poco uccisero il formato fisico della musica ma che diedero anche possibilità a molti artisti di rilanciare la discografia.

La seconda rivoluzione? l’avvento di iPod, iPad e iPhone, nonché di tutti gli altri smartphone. La musica si fa ergonomica. Gli artisti chiedono di non scaricarla anche se spesso sono i primi che la scaricano.

Certo, a tutto c’è un limite e fare questo discorso a due giorni dal Record Store Day fa pensare quanto il mondo sia cambiato. In meglio? In peggio? Non è dato saperlo. Su una cosa, forse, siamo tutti d’accordo: l’arte non ha prezzo, ma se c’è un guadagno non è giusto che vada a chi non l’ha creata e la ruba per darla a gratis. Non sempre Robin Hood colpisce i ricchi.

 

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