The Wall dei Pink Floyd compie 40 anni

di Daniele Pace Commenta

Il 30 novembre 1979 usciva The Wall dei Pink Floyd. Tutto nacque da un episodio di stizza del bassista Roger Waters, che il 9 luglio 1977 di fronte al pubblico dello Stadio Olimpico di Montreal fu infastidito da uno spettatore che tentava di scavalcare le transenne per raggiungere il palco. Waters non voleva questo: i Pink Floyd amavano il pubblico fermo e attento, e quel tentativo eversivo di rompere le righe durante uno show portò Waters a sputargli addosso. Era un momento di rottura.

Gli anni ’70 volgevano al termine e con essi gli equilibri della band: il tastierista Richard Wright lasciò la formazione mentre i lavori sul disco erano ancora in corso e fu assoldato come turnista durante il tour. Intanto, i reduci lottavano tra loro per le royalties e Roger Waters implodeva, fino a quella demo incisa sotto il titolo di Bricks In The Wall, un embrione che presentò al produttore Bob Ezrin che già dalle prime note aveva intuito l’importanza storica che il futuro The Wall dei Pink Floyd era destinato a conquistare.

Il muro di cui il concept album parlava era quello che un artista in crisi esistenziale erige intorno a sé e per proteggersi e per sottolineare il suo confine: la sua esistenza si tradusse nel personaggio fittizio di Pink, che due anni più tardi sarebbe stato interpretato da Bob Geldof nel film di Alan Parker. Il cuore del disco, inevitabilmente, diventò Another Brick In The Wall, un vero e proprio manifesto del dissenso suddiviso in tre parti, insieme a brani memorabili come Comfortably NumbThe TrialMotherGoodbye Blue Sky.

Ancora oggi, The Wall dei Pink Floyd è l’opera rock per eccellenza, il disco che siglò l’ingresso della band negli anni ’80 per affacciarsi al nuovo decennio con una vera e propria lezione di musica confezionata per le generazioni future.

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